PRIMO CASO
L’ assegno viene pagato dopo l’insoluto a prima presentazione, ma il creditore non rilascia la quietanza liberatoria. Mi hanno iscritto al Cai. Cosa fare?
L’emissione di un assegno privo di provvista costituisce un illecito amministrativo punito dalla legge con il pagamento di una somma di denaro di importo variabile da € 516 ad € 3.099 (sanzione aumentabile se il valore dell’assegno scoperto è superiore a € 10.329 e in caso di irregolarità commessa più volte), oltre che con la revoca di sistema, da cui derivano l’impossibilità di emettere assegni per un periodo di sei mesi e l’obbligo di restituire alla banca quelli non ancora utilizzati.
Con riguardo all’assegno già pagato, purtroppo, nonostante l’avvenuto versamento della somma dovuta al creditore, in mancanza della quietanza liberatoria non è possibile né evitare la sanzione della Prefettura, né ottenere la cancellazione dalla Cai.
La legge [1] sul punto è molto rigida: se, entro sessanta giorni dalla data di scadenza del termine di presentazione dell’assegno, la banca non riceve la quietanza di pagamento, segnala chi ha emesso l’assegno alla Cai.
Non sono ammesse, infatti, altre prove, al di fuori della quietanza con firma autenticata per dimostrare il pagamento: quest’ultimo non può, quindi, essere provato tramite testimoni o altre prove documentali.
Considerato però che, nel caso di specie, l’iscrizione alla Cai e l’eventuale sanzione amministrativa emessa nei confronti del lettore sono stati determinati dalla mancanza di collaborazione del suo creditore nel rilascio della quietanza, egli ha diritto di chiedere al creditore medesimo il risarcimento dei danni subiti a causa del mancato tempestivo rilascio della quietanza.
Sarà sufficiente dimostrare che il creditore (beneficiario dell’assegno) abbia fatto scadere il termine di sessanta giorni previsto dalla legge per il deposito della quietanza liberatoria, provocando la segnalazione alla Cai, con conseguente impossibilità di emettere assegni dalla data di iscrizione fino a quella di cancellazione, oltre che l’irrogazione di una sanzione amministrativa.
SECONDO CASO
Assegno ad oggi ancora non pagato, all’emittente viene notificato un verbale contenente gli estremi della violazione. Entro trenta giorni dalla notifica l’emittente potrà presentare scritti difensivi e documenti, al fine di ottenere o l’archiviazione del procedimento (il procedimento si chiuderà, quindi, senza applicazione di sanzioni) oppure una riduzione o rateizzazione della sanzione applicata.
Il prefetto, dopo aver valutato le sue difese, determinerà la somma dovuta per la violazione, ordinandogli di provvedere al conseguente pagamento, oppure archivierà il procedimento. Qualora si intenda procedere in tal senso, il consiglio è quello di rivolgersi ad un legale. L’unica soluzione, in caso contrario, sarebbe quella di pagare la sanzione determinata dal Prefetto.
TERZO CASO
Colui che ha emesso l’assegno non ha ricevuto alcun atto da parte del Prefetto. In tal caso sarà opportuno rivolgersi alla propria banca ed informarsi se si disponga ancora della possibilità di effettuare un deposito vincolato al portatore del titolo.
In pratica, se non è ancora decorso il termine di sessanta giorni dalla presentazione dell’assegno scoperto, si potrà depositare presso la banca stessa l’importo dell’assegno, degli interessi, della penale 10% e delle eventuali spese di protesto.
La banca provvederà, quindi, a pagare il beneficiario dell’assegno e rilascerà una ricevuta necessaria per impedire la comunicazione al Prefetto e l’applicazione di ulteriori sanzioni.

 

[1] Art. 9, l. n. 386 del 15.12.1990.

 

Avv. Pasquale Zambrano