L’impugnazione contro una cartella di pagamento non notificata, conosciuta solo mediante la stampa dell’estratto di ruolo da parte dell’Agente della riscossione, può avvenire nel termine di 60 giorni.

Chi chiede un estratto di ruolo e nell’elenco trova l’indicazione di una o più cartelle di pagamento che in realtà non ha mai ricevuto, ha solo 60 giorni – da quel momento – per fare ricorso al giudice. Questo perché, secondo una recente ed interessante sentenza della Cassazione [1], per impugnare una cartella esattoriale non notificata, conosciuta attraverso l’estratto di ruolo, i termini per l’impugnazione decorrono dal rilascio del documento da parte del concessionario.

Diverso è invece il discorso per chi non ha chiesto l’estratto di ruolo perché neanche sospetta che un atto gli sia mai stato notificato; in tal caso c’è sempre tempo per il ricorso, potendo il giudizio essere avviato successivamente contro l’eventuale pignoramento.

Ma procediamo con ordine e vediamo entro quanto tempo va impugnata una cartella esattoriale non notificata.

Se vi dovesse capitare di ricevere un preavviso di fermo sull’auto per un debito che neanche sapevate di avere, o di ritirare una raccomandata con cui l’Agente della riscossione vi sollecita a versare un importo che mai vi era stato chiesto prima di quel momento, in tali casi, verosimilmente, il fisco ha tentato in passato di notificarvi una cartella di pagamento, ma tale notifica non è andata a buon fine e quindi non ne siete a conoscenza. Anche in questi casi, naturalmente, ci si può difendere.

Ricorriamo ad un esempio.

Dall’estratto di ruolo ci sono 60 giorni di tempo per fare ricorso al giudice

Immaginiamo che un giorno bussi alla vostra porta il postino per consegnarvi una raccomandata proveniente dall’Agenzia delle Entrate-Riscossione, il nuovo Esattore che, dal 1° luglio 2017, sostituisce Equitalia. La lettera vi anticipa che, di lì a 30 giorni, verrà iscritto un fermo sull’auto se non pagherete, ad esempio, un determinato importo in euro per un’imposta di bollo da voi mai versata.

In realtà è la prima volta che sentite parlare di questo debito, né mai vi è stato notificato un accertamento. Si tratta di una lesione al vostro diritto di difesa: se informati per tempo avreste potuto pagare l’importo, evitando interessi e sanzioni, oltre a valutare la possibile carta di un ricorso al giudice. Così vi dirigete dell’Agente della Riscossione e chiedete un estratto di ruolo, il documento – cioè – che elenca debiti e cartelle riferiti a ogni contribuente. Lì vi accorgete che qualche mese prima vi è stata inviata una cartella. Ma, in verità, non l’avete mai ricevuta. Ne siete pienamente sicuri perché siete sempre rimasti presso la vostra residenza o domicilio ed avete sempre controllato nella cassetta delle lettere. A tal proposito la Cassazione dice che potete proporre ricorso contro la cartella mai notificata, ed avete 60 giorni di tempo dalla data in cui vi è stato consegnato l’estratto di ruolo.

È diritto del contribuente impugnare la cartella di pagamento mai ricevuta e nonostante ciò risultante nell’estratto di ruolo. Tale diritto, riconosciuto da una famosa sentenza del 2015 della Cassazione [2]  ha infatti specificato che si può fare ricorso non solo contro la cartella, ma anche contro l’estratto di ruolo quando in esso risultino indicate cartelle in realtà mai ricevute dal contribuente. Tuttavia, poiché ogni impugnazione di un atto tributario deve rispettare il requisito di «tempestività del ricorso» [3] – requisito che deve essere provato, per regola generale, dallo stesso ricorrente con riferimento alla data di avvenuta conoscenza dell’atto impugnato – anche nel caso si contesti l’estratto di ruolo andranno rispettati i normali termini di decadenza previsti per le cartelle. Ossia 60 giorni contro gli atti tributari, 30 per le multe stradali, 40 contro le pretese previdenziali di Inps e Inail.

I termini per impugnare le cartelle dipendono dal tipo di tributo o sanzione

Insomma, quando è con l’estratto di ruolo – e non con la cartella di pagamento – che il contribuente viene a conoscenza di avere un debito con l’Agente della Riscossione, è dal ricevimento di quest’ultimo – e non evidentemente dalla notifica della cartella che, appunto, mai è avvenuta – che decorrono i termini per impugnare.

Nel caso della cartella non notificata, quindi, tale termine decorre dalla data di effettiva conoscenza della pretesa tributaria che deve individuarsi, nella specie, nella data indicata sull’estratto di ruolo.

Potrebbe però succedere che il contribuente non richieda mai un estratto di ruolo, non ritenendolo necessario per non aver mai ricevuto alcuna cartella. Almeno così crede. D’un tratto però subisce un pignoramento ad esempio dello stipendio, della pensione o del conto corrente senza aver mai ricevuto. Anche in questo caso si è ancora in tempo per opporsi e contestare la mancata notifica della cartella di pagamento, infatti se il contribuente non richiede l’estratto di ruolo può sempre far opposizione contro il successivo pignoramento per contestare il fatto di non aver mai ricevuto prima la cartella esattoriale. In tal caso, infatti, i termini per l’avvio dell’azione giudiziale non sono mai decorsi.

Avv. Pasquale Zambrano

note

[1] Cass. sent. n.13584/17.

[2] Cass. sent. n. 19704/2015.

[3] Art. 21 del dlgs n.546/92.

Sentenza

( ) Orbene, posto questo principio, resta che la facoltà di impugnazione deve essere esercitata, secondo regola generale, nel rispetto del termine previsto di 60 giorni ex art. 21 cit.; sicché l’avvenuta conoscenza dell’atto esplica effetto in ordine non soltanto alla determinazione in capo al contribuente della legittimazione a impugnare, ma anche al termine di esercizio di tale legittimazione. Tanto più considerato che né la tipologia non direttamente impositiva dell’atto impugnato, né le modalità non notificatorie della sua conoscenza da parte del contribuente, sono in grado di mutare, mediante l’ipotetica configurazione, in realtà non prevista dall’ordinamento, di un’azione, sempre proponibile, di accertamento negativo del debito tributario, la natura prettamente impugnatoria del processo di cui l’atto viene a costituire l’oggetto precipuo; con conseguente applicabilità delle modalità generali di introduzione del giudizio di impugnazione, a cominciare appunto dal termine decadenziale di proposizione. È dunque evidente che tale termine debba essere osservato per il solo fatto che l’impugnazione venga proposta; e indipendentemente dalla sua facoltatività in tutti quei casi nei quali si ritenga comunque la permanenza, in capo al contribuente, del diritto di impugnare anche il primo atto impositivo in senso stretto che gli venga successivamente notificato. ( ).

In definitiva, assodato che, per ragioni di tutela del contribuente e di buon andamento della p.a. (valori che presuppongono entrambi la sollecitazione tempestiva, e non esperibile sine die, della verifica giurisdizionale), ogni atto adottato dall’ente impositore che porti a conoscenza del contribuente una specifica pretesa tributaria, con esplicitazione delle sue concrete ragioni fattuali e giuridiche, e anche senza necessità che si manifesti in forma autoritativa, è impugnabile davanti al giudice tributario, per quanto non incluso nell’elenco di cui all’articolo 19 dlgs 546/92, è tuttavia necessario che l’impugnazione così proposta risponda alla disciplina generale che le è propria. In primo luogo, essa dovrà dunque rispondere al requisito di tempestività ex art.21 dlgs 546/92; requisito la cui sussistenza deve essere provata, per regola generale, dallo stesso ricorrente con riguardo alla data di avvenuta conoscenza dell’atto enunciativo della pretesa tributaria contestata. Nella specie, tale data è stata dallo stesso T. individuata in quella (19 febbraio 2009) di rilascio di stampa dell’estratto di ruolo; a fronte di un’impugnazione da lui proposta circa sette mesi dopo“.