Le cartelle di pagamento sono nulle senza calcolo degli interessi

La cartella esattoriale deve indicare il tasso di interesse applicato e i giorni per calcolare quando il contribuente deve pagare.

Quindi il calcolo degli interessi deve essere in chiaro su tutte le cartelle esattoriali per far sì che il contribuente possa controllare efficacemente la somma richiesta e possa esercitare l’esercizio del diritto di difesa. 

Con sentenza depositata ieri [1] la Cassazione è tornata sul tema sempre caldo della cartella di pagamento notificata senza indicazione delle modalità adottate dall’Agente della Riscossione per il calcolo degli interessi. Ed ha confermato l’orientamento tradizionale: non si può pretendere dal contribuente il pagamento degli interessi se non si spiega quale tasso viene applicato e su quale periodo di tempo detto tasso viene applicato.

Pertanto la Cassazione dichiara che si può impugnare, perché nulla, la cartella di riscossione che non indica il tasso e i giorni utilizzati per il calcolo degli interessi pretesi. Infatti tutti gli atti della pubblica amministrazione, difatti, devono essere motivati, l’obbligo di motivazione non viene meno neanche per il fisco. Quando una cartella esattoriale non è preceduta da un avviso di accertamento deve essere motivata in modo congruo, sufficiente e intellegibile.

Questo obbligo fa parte dei principi di carattere generale indicati per ogni provvedimento amministrativo [2] e dallo Statuto dei contribuenti [3]. Pertanto l’amministrazione finanziaria deve chiarire al contribuente com’è arrivata a quantificare l’importo totale degli interessi, fornendo tutti gli elementi per risalire al relativo calcolo aritmetico: saggio di interesse, capitale (ossia il debito risultante nella cartella) e periodo su cui detto saggio di interesse è applicato. Con questi elementi anche la cartella di pagamento può essere rispettosa dell’obbligo di motivazione in quanto riportante il calcolo degli interessi per come eseguito dall’Agente della riscossione. In difetto, è nulla e può essere impugnata dinanzi al giudice competente entro 60 giorni (30 per le multe stradali e 40 per contributi previdenziali Inps e Inail).

Il principio ribadito dalla Suprema Corte è estremamente importante oltre che di sicuro interesse per migliaia di contribuenti; difatti raramente le cartelle riportano l’indicazione del tasso e dei giorni di decorrenza utilizzati per il calcolo degli interessi. In altri termini verificando bene, si scoprirebbe, che purtroppo per la maggior parte dei contribuenti le richieste di pagamento avanzate dall’Agenzia delle Entrate o da Equitalia sono nulle per difetto di motivazione.

Vediamo come si calcolano gli interessi.

Quando si riceve una cartella di pagamento vengono richiesti  tre tipi di importi:

  • il capitale: costituito dal tributo e/o dalla sanzione, su cui l’ente titolare del credito ha già calcolato gli interessi maturati prima dell’iscrizione a ruolo. Questi interessi ahimè nella cartella non vengono distinti dal capitale; pertanto sono un tutt’uno inscindibile. Il contribuente non è messo nella condizione di distinguere il capitale dagli interessi calcolati dall’ente titolare del credito;
  • gli interessi: sono quelli che maturano dopo l’iscrizione a ruolo e che vengono riportati in una voce apposita della cartella; anche qui, non si indica il saggio di interesse applicato;
  • gli oneri di riscossione: sono quello che un tempo venivano definiti «aggi» e che sono i contributi dovuti all’Agente della riscossione per la sua attività.

 

Avv. Pasquale Zambrano

Note

[1] Cass. sent. n. 9799/17 del 19.04.2017.

[2] Art. 3 L. n. 241/1990

[3] Art. 7 L. 212/2000.