Il nuovo art. 532 del codice di procedura civile ha prodotto tante discussioni e, ancora oggi, ne genera.

Il testo novellato testualmente riporta: «…il giudice fissa altresì il numero complessivo, non superiore a tre, degli esperimenti di vendita, i criteri per determinare i relativi ribassi, le modalità di deposito della somma ricavata dalla vendita e il termine finale non superiore a sei mesi, alla cui scadenza il soggetto incaricato della vendita deve restituire gli atti in cancelleria. Quando gli atti sono restituiti a norma del periodo precedente, il giudice, se non vi sono istanze a norma dell’articolo 540-bis, dispone la chiusura anticipata del processo esecutivo, anche quando non sussistono i presupposti di cui all’articolo 164-bis delle disposizioni di attuazione del presente codice».

Da un prima lettura sommaria si arriva subito alla conclusione che, nelle vendite immobiliari, il numero complessivo dei tentativi di vendita non può più superare i tre tentativi, ciascuno con un ribasso di un quarto rispetto al precedente prezzo. Superato questo numero fissato dalla legge, senza alcun esito positivo, il giudice dell’esecuzione dovrebbe dichiarare l’estinzione del processo esecutivo in esame.

Tuttavia bisogna porre l’attenzione su un particolare, che potrebbe essere di non poco conto. L’articolo 532 – così come riformato dal legislatore – è collocato nella sezione del codice di procedura riguardante l’espropriazione mobiliare presso il debitore. Questo significa che una interpretazione corretta del codice porterebbe la normativa a disciplinare solo i casi di vendita di beni mobiliari del debitore, non potendo la stessa applicarsi alle vendite immobiliari.

Tale considerazione non esclude che la giurisprudenza su questo punto possa intervenire con un’interpretazione estensiva dell’articolo, con la quale estendere – appunto – gli effetti della norma a tutte le vendite forzate, mobiliari o immobiliari che siano. Purtroppo ad oggi, a causa del poco tempo passato dalla riforma, non vi è certezza sul tipo di orientamento che la giurisprudenza assumerà nel caso in oggetto.

Si potrebbero individuare altri modi per opporsi alla reiterazione di queste vendite, tutte andate deserte. Ad esempio l’articolo 164 bis delle disposizioni per l’attuazione del codice di procedura civile e disposizioni transitorie prevede che «quando risulta che non è più possibile conseguire un ragionevole soddisfacimento delle pretese dei creditori, anche tenuto conto dei costi necessari per la prosecuzione della procedura, delle probabilità di liquidazione del bene e del presumibile valore di realizzo, è disposta la chiusura anticipata del processo esecutivo».

Quindi, laddove ne ricorressero le condizioni, l’esecutato potrebbe proporre un’opposizione agli atti esecutivi, invocando il suddetto articolo e dimostrando che altre eventuali vendite dopo quelle finora tentate risultino infruttuose, considerato che quelle già esperite ad un prezzo anche inferiore a quello indicato inizialmente non hanno sortito alcun effetto. In questo modo avrebbe delle buone possibilità di ottenere una chiusura anticipata della procedura esecutiva riguardante il suo bene immobile.

Bisogna ricordare che, in tema di espropriazione immobiliare, è fissata una soglia oltre il quale il giudice non può disporre la vendita: egli, può stabilire diverse condizioni di vendita e diverse forme di pubblicità, fissando un prezzo base inferiore al precedente fino al limite di un quarto e, dopo il terzo tentativo di vendita andato deserto, fino al limite della metà [1]. Quindi se si dovesse essere disposta una vendita per un prezzo inferiore di oltre la metà a quello stimato dal consulente all’interno della procedura esecutiva, si potrà eccepire la violazione di questa norma e chiedere l’estinzione della procedura.

In conclusione, lasciato qualche dubbio in merito all’applicabilità dell’articolo 532 codice di procedura civile così come collocato dal legislatore, ci sono altre possibilità per ottenere l’estinzione anticipata del processo di esecuzione pendente nei confronti dell’immobile del lettore.

Avv. Pasquale Zambrano

note

[1] Art. 591 cod. proc. civ.