La mediazione obbligatoria, quale condizione di procedibilità dell’azione, è comunque vincolante anche nel caso in cui il ricorrente utilizzi lo strumento del rito sommario di cognizione di cui all’art. 702 bis c.p.c..

Ciò, in quanto il legislatore ha inteso evitare che si potesse decidere nel merito la controversia senza prima aver tentato un accordo tra le parti. Solo nel caso di ricorso per decreto ingiuntivo la mediazione non è necessaria, ma lo ridiventa nel momento in cui viene sollevata opposizione e, quindi, si passa a giudicare il merito della controversia.

Questi chiarimenti sono  stati fornito da una recente ordinanza del Tribunale di Roma [1] secondo cui, anche nel caso di rito sommario di cognizione, la mediazione è obbligatoria, ponendosi quale condizione di procedibilità dell’azione.

L’obbligatorietà della mediazione per il ricorso ex articolo 702 bis c.p.c. è prevista proprio dall’art. 5 del D. Lgs. n. 28/2010, successivamente modificato dal D.L. n.69/2013 – il famoso «Decreto del Fare» – che, nell’elencare i casi di esclusione dal tentativo di mediazione, non indica  il ricorso ex articolo 702 bis, ossia il rito sommario di cognizione.

Del resto – chiosa l’ordinanza in commento – la ratio della mediazione obbligatoria si fonda sull’idoneità a passare in giudicato del provvedimento che definisce la controversia. E tale certamente è la decisione del giudice che chiude il procedimento sommario di cognizione.

In definitiva, se la materia per la quale si agisce con il ricorso ex art. 702 bis c.p.c. rientra tra quelle per cui la legge richiede la mediazione obbligatoria, quest’ultima resta condizione di procedibilità dell’azione.

Avv. Pasquale Zambrano

note

[1] Trib. Roma, ord. del 10.05.2017.