Con la sentenza n. 3291/2016 la Cassazione ha riconosciuto il diritto al risarcimento per lo straining, una “più lieve” forma di mobbing, cui manca l’elemento della ritualità/sistematicità delle condotte vessatorie in danno del lavoratore.

Lo straining, termine che ha definito la condotta lesiva in danno di una dottoressa presso la struttura ospedaliera ove prestava la propria attività lavorativa, viene distinto dal vero e proprio mobbing, che si configura tutte le volte in cui il datore di lavoro “mobbing cosiddetto verticale” e/o i colleghi di lavoro “ mobbing orizzontale”, pongano in essere una serie di condotte ostili, che siano sistematiche e che si protraggono nel tempo, volte a determinare nel lavoratore “l’emarginazione e l’esclusione della vittima dal gruppo” con conseguenza sul suo stato psicofisico (Corte Costituzionale, sent. n. 359 del 19 marzo 2003).

Affinché possa configurarsi il mobbing, dovrà esserci – chiaramente – nesso causale tra le condotte vessatorie e la situazione di stress generata nel lavoratore: il lavoratore dovrà dimostrare che le condotte vessatorie subite sul luogo di lavoro abbiano provocato la condizione di stress rispetto alla quale invoca tutela risarcitoria.

Nel caso di specie, la lavoratrice ha dimostrato d’aver subito condotte lesive non ripetute nel tempo, anzi del tutto isolate: la Cassazione ha ritenuto che anche laddove le condotte siano isolate, ma in grado comunque di determinare una condizione di stress del lavoratore, tale danno sia comunque risarcibile.

Si configura dunque una nuova forma di mobbing – per così dire più tenue – che, pregiudicando comunque lo stato psicofisico del lavoratore, integra in ogni caso gli estremi del risarcimento.

Ai fini della configurazione dello straining, sarà sufficiente il solo requisito dell’alterazione dello stato psicofisico del lavoratore, con conseguente determinazione nello stesso di una situazione di particolare stress. Non sarà invece rilevante la circostanza che tale condizione sia stata determinata con condotte ripetute nel tempo e quindi sistematiche, perché anche condotte del tutto isolate possono essere in grado di determinare un ambiente di lavoro ostile in cui il lavoratore possa sentirsi in qualche modo preso di mira e penalizzato nello svolgimento del suo lavoro.

Avv. Pasquale Zambrano