Abbandonata la tesi del danno in re ipsa, in tema di risarcimento del danno da protesto illegittimo di assegno bancario, la semplice illegittimità del protesto, pur costituendo un indizio in ordine all’esistenza di un danno alla reputazione, non è di per sé sufficiente per la liquidazione del danno, essendo necessarie la gravità della lesione e la non futilità del danno, da provarsi anche mediante presunzioni semplici, fermo restando, tuttavia, l’onere del danneggiato di allegare gli elementi di fatto dai quali potersi desumersi l’esistenza e l’entità del pregiudizio.

Lo ha ribadito la Corte di Cassazione, Sezione Terza, Pres. Vivaldi – Rel. Moscarini, con la sentenza n.10904, depositata in data 5 maggio 2017.

Nel caso in esame, una società proponeva ricorso per cassazione avverso la sentenza resa dalla corte d Appello di Perugia con la quale era stata riformata la sentenza del Tribunale di Perugia, che aveva a sua volta parzialmente accolto la domanda di risarcimento del danno formulata dalla Sas nei confronti di un notaio.

Nello specifico, al professionista veniva imputata la responsabilità d’aver pubblicato illegittimamente un protesto, relativo ad operazioni effettuate dalla società, nel bollettino dei protesti anziché in quello delle cambiali tratte.

In sostanza, il Giudice di appello aveva affermato che “la mera illegittimità del protesto non poteva determinare una responsabilità risarcitoria del notaio, costituendo un mero indizio del danno, superabile attraverso prove presuntive, dovendo invece essere dimostrata la gravità della lesione e la non futilità del pregiudizio conseguente”. In particolare, “il soggetto (che era già protestato) aveva l’onere di provare che il protesto in oggetto, benché illegittimamente elevato, aveva leso la sua reputazione professionale, procurandogli un danno sul piano dell’affidabilità commerciale e dell’immagine sociale ulteriore, rispetto alla già maturata compromissione di tali valori, conseguente ai precedenti protesti” (Cass. n.2226 del 16/2/2012).

Nel caso in esame, per giunta, non si trattava di un protesto illegittimamente levato, ma di un errore del programma informatico che ha condotto alla pubblicazione non sul bollettino relativo alle cambiali tratte, ma su quello dei vaglia cambiari, seguito però da una tempestiva rettifica del notaio.

In conclusione, la Cassazione ha disatteso ciascuna degli articolati motivi di ricorso, rigettando lo stesso.

Raffaella Ascione