La vittima di insidie stradali può ricorrere ad una norma dal contenuto ampio, che consente di ottenere il risarcimento con una certa facilità: il codice civile, infatti, attribuisce una «responsabilità oggettiva» al proprietario della strada per tutti i difetti di manutenzione del suolo e per tutte le altre cause che abbiano determinato un danno al pedone [1].

Vediamo quindi come procedere nei confronti del Comune per ottenere il risarcimento dopo una caduta.,

Anzitutto, occorre richiamare alcune regole e condizioni che, sebbene non cristallizzate in norme, sono ormai condivise da tutti i tribunali. Sicché, per ottenere il risarcimento del danno prodotto dalla caduta in una buca, una fossa, un tombino, una mattonella divelta del marciapiedi o uno scalino traballante è bene muoversi pur sempre con una certa attenzione.
Ma procediamo con ordine.
1) L’articolo del codice civile [1] che consente di fare causa al Comune per la caduta stabilisce quanto segue: «Ciascuno è responsabile del danno cagionato dalle cose che ha in custodia, salvo che provi il caso fortuito». Il custode – che nel caso delle strade urbane è quasi sempre il Comune – è dunque tenuto a risarcire i danni procurati ai passanti, anche se non ha alcuna colpa di ciò che è avvenuto o non era al corrente della presenza dell’insidia stradale. Ecco perché si parla di «responsabilità oggettiva»: il danneggiato non deve dimostrare né la malafede, né la responsabilità del Comune. Spetterà piuttosto all’amministrazione, qualora intenda difendersi, dare prova del fatto che la caduta è avvenuta per «caso fortuito», ossia per una causa non prevedibile, né evitabile sia pure con la sia massima diligenza. Più in là faremo qualche esempio.

2) Il danneggiato deve dimostrare innanzitutto la caduta cioè il fatto storico e la presenza della buca sulla strada la causa della caduta.

Poi deve dimostrare il legame tra questi due elementi: ossia che la caduta è stata determinata dalla buca e non da altre ragioni ad esempio i lacci delle scarpe non legati. È quello che si definisce, in termini tecnici, «rapporto di causalità».

Infine deve dare prova del danno fisico e della sua entità in termini monetari ossia di danno biologico riportato ed eventuali invalidità permanenti.

Non si tratta di prove facili e scontate; per cui è importante non prendere sottogamba il problema sin da quando si verifica, per quanto, in occasione della caduta, si pensi più che altro a trovare soccorsi piuttosto che a verificare il materiale probatorio per la successiva causa al Comune.

Diamo indicazioni più precise.

Per dimostrare la caduta, la prova è di norma un testimone che possa dire di aver visto il danneggiato cadere in quella determinata occasione di tempo e di luogo. È molto importante che il testimone sia in grado di ricordare con precisione il momento in cui è avvenuto il danno, per poterlo poi riferire al giudice nel caso in cui si dovesse finire in giudizio. In ogni caso, la caduta è resa evidente anche dal certificato di pronto soccorso.

Per dimostrare la presenza della buca sulla strada sarà sufficiente una fotografia o, se interviene la polizia municipale, il verbale redatto dai pubblici ufficiali.

Per dimostrare il rapporto di causalità tra la buca e la caduta non c’è altro modo che chiamare un testimone. Quest’ultimo dovrà dire che il pedone è scivolato a causa dell’insidia stradale: la fossa, una mattonella fuoriuscita dal marciapiedi, un tombino sporgente, ecc.

Per dimostrare il danno fisico e l’entità dello stesso è necessario procurarsi un certificato medico e una perizia di parte redatta da un medico legale di fiducia del danneggiato. Il primo documento viene rilasciato dal pronto soccorso o da qualsiasi altra struttura pubblica nell’immediatezza della caduta. È poco credibile un certificato che non riporti la stessa data del giorno della caduta. Per il secondo documento, invece, è necessario che si attivi l’interessato, conferendo mandato a un professionista del settore e anticipandogli l’onorario; la perizia di parte, per quanto non necessaria in questa fase, può agevolare e velocizzare le operazioni di risarcimento.

Il danneggiato dovrà conservare poi tutte le successive documentazioni rilasciate dal medico che lo abbia in cura, con gli scontrini per le medicine e le relative terapie, di cui potrà chiedere il risarcimento.

3) Prima di iniziare la causa al Comune per la caduta sulla strada è opportuno provvedere all’invio di una raccomandata con una diffida. La lettera può essere scritta direttamente dall’interessato, ma è necessario che questi sia il più preciso possibile nella descrizione del fatto e nell’indicazione dei danni subiti, allegando anche la certificazione del pronto soccorso. È importante anche corredare la richiesta con le dichiarazioni di testimoni, allegando le relative copie di documenti di riconoscimento i quali attestino di aver visto il fatto.

Proponiamo alcuni modelli.

Modello di lettera al Comune

Spett.le Comune di…

Raccomandata a.r.

Il giorno……, alle ore……, in via……, il sottoscritto, mentre percorreva a piedi il lato …… del marciapiedi, inciampava in una buca presente sul manto stradale, la quale risultava poco visibile, anche tenuto conto dell’illuminazione e dell’orario in cui si è verificato l’evento. A seguito della caduta – certificata dal pronto soccorso dell’ospedale ……, con referto del …… (allegato 1), – il sottoscritto riportava i seguenti danni ……. I fatti avvenivano alla presenza dei sigg.ri …… e ……, i quali rilasciano testimonianza scritta che si allega alla presente.

In conseguenza di ciò, il sottoscritto ha riportato un danno da invalidità …… pari ad euro ……, come si evince dalla allegata relazione del perito medico legale di parte (allegato 3). Di tale importo si chiede, pertanto, l’immediato pagamento con bonifico intestato a …… alle seguenti coordinate bancarie ……. In difetto di quanto sopra entro e non oltre 15 giorni dal ricevimento della presente, si ricorrerà al giudice.

In fede,

data e firma


Modello di dichiarazione testimoniale

Il sottoscritto ……, nato a ……, il ……, e residente in ……, alla via ……, c.f. ……, identificato a mezzo dell’allegato documento di riconoscimento ……, n. ……. rilasciato da ……, il ……, dichiara sotto la propria responsabilità – e consapevole delle sanzioni penali in caso di mendacio – quanto segue.

Il giorno ……, alle ore …… circa, in via ……, sul lato …… del marciapiedi, vedevo il sig. …… cadere a seguito di …… [descrivere la vicenda]. Sono sicuro di quanto affermo perché mi trovavo nelle vicinanze e, in particolare, in …….

In fede,

data e firma

4) Se il Comune non risponde alla diffida, il danneggiato deve conferire mandato a un avvocato affinché inizi la causa con la notifica di un atto di citazione. Le spese di avvio del procedimento sono a carico del danneggiato e variano a seconda dell’entità del danno riportato più è elevato il risarcimento richiesto, più sono alte le tasse da pagare. Ad esempio, per i processi di valore fino a € 1.100,00 si vada deve pagare 43 euro per il primo grado; per i processi di valore superiore a euro 1.100,00 e fino a 5.200,00 euro, il contributo unificato sale a 98 euro; infine per i processi di valore superiore a 5.200 euro e fino a 26mila euro, la tassa è di 237 euro. A tali importi bisogna aggiungere le spese di notifica, quelle per il bollo e soprattutto l’anticipo sull’onorario dell’avvocato.

5) L’insidia ed il trabocchetto. Per ottenere il risarcimento, il danneggiato deve dimostrare che la buca stradale non era di dimensioni particolarmente elevate. In questo caso, infatti, non si può invocare il risarcimento se l’ostacolo era particolarmente visibile con l’ordinaria diligenza. Insomma, la giurisprudenza ritiene che l’indennizzo non spetti tutte le volte in cui il danno poteva essere evitato con un minimo di accortezza ed evitando di camminare con la testa tra le nuvole. Tanto è vero che molti giudici ormai negano il risarcimento per la caduta se si tratta di strada conosciuta dal pedone, perché percorsa tutti i giorni ad esempio tragitto casa-lavoro.

In generale le sentenze hanno ritenuto che possono essere risarcite solo le cadute causate da insidia o trabocchetto, ossia da tutti quegli ostacoli non facilmente percepibili dal pedone anche con la dovuta attenzione.

Il Comune può poi difendersi dimostrando il comportamento imprudente del pedone perché, ad esempio, correva, era distratto, scriveva messaggi sul cellulare, indossava pattini a rotelle o viaggiava su altri acceleratori di velocità pericolosi, il cui uso – lo ricordiamo – è vietato sulla strada o sui marciapiedi.

Un tipico esempio in cui viene negato il risarcimento da parte del Comune è quando la fossa è enorme e non coperta da foglie; o quando si tratta di un dislivello elevato tra due strade; o quando la via è in evidente stato di dissesto e ciò nonostante il pedone accetti il rischio di attraversarla; o quando c’è un cantiere e questo è recintato in tal caso, del danno ne risponde l’appaltatore.

Al contrario, anche una buca di dimensioni non piccole può diventare insidiosa se la strada non è illuminata o se coperta da detriti o fogliame.

6) Vinta la causa, il vero problema sorge dopo. Molti Comuni sono in stato di dissesto e pur in presenza di una sentenza di condanna, non pagano il risarcimento. Così bisogna iniziare la “trafila” del pignoramento che può essere ancora più insidioso e aleatorio. Difatti gran parte degli enti locali hanno le somme sul conto vincolate da delibere che destinano tali somme per finalità pubbliche, somme che così diventano impignorabili.

Avv. Pasquale Zambrano