Ai fini della legittimità della segnalazione a sofferenza presso la Centrale Rischi della Banca d’Italia, la verifica della sussistenza dei presupposti non va condotta esclusivamente con riferimento al momento in cui la stessa viene effettuata. Invero, anche laddove in tale frangente dovesse esser riscontrata l’incapacità del correntista di far fronte alle proprie obbligazioni, in ogni caso, qualora le sue condizioni economico-finanziarie dovessero mutare in senso favorevole in un secondo momento, ciò comunque renderebbe illegittima la permanenza della segnalazione già effettuata e mensilmente rinnovata. 

Questi i principi affermati dal Tribunale di Milano – Sesta Sezione Civile, con ordinanza resa a scioglimento della riserva precedentemente assunta.

Nel caso de quo, con ricorso ex art. 700 cpc, la ricorrente-correntista chiedeva la cancellazione del proprio nominativo presso la Centrale Rischi gestita dalla Banca d’Italia, sostenendo l’illegittimità della segnalazione, non preveduta da alcun preavviso e richiamando a supporto delle proprie argomentazioni consolidata giurisprudenza, secondo cui “la segnalazione a sofferenza deve essere preceduta da una valutazione complessiva della situazione economico-finanziaria del cliente, tale da manifestare uno stato di insolvenza che, sebbene non coincidente con il presupposto fallimentare, comunque deve risolversi in una incapacità non transeunte a far fronte alle obbligazioni contratte“.

In particolare, parte ricorrente sosteneva che la banca resistente avesse provveduto ad appostare a sofferenza l’importo pari al saldo bancario successivamente alla notifica di atto di citazione teso ad accertare l’illegittimità degli addebiti operati sul conto corrente.

Si costituiva in giudizio la banca resistente, la quale contestava ogni avverso addebito, concludendo per il rigetto dell’avversa domanda, sostenendo, in particolare, che “la segnalazione era stata effettuata a fronte del prevedibile esito del giudizio intrapreso dalla ricorrente, evidentemente destinato al rigetto“.

Sulla scorta dei principi enunciati, il Giudice adito ha dunque accolto la domanda della ricorrente, rilevando, in particolare, che la situazione economico-finanziaria della società ricorrente non fosse tale da giustificare un giudizio negativo circa le capacità a lungo termine della correntista di far fronte alle proprie obbligazioni. Rilevata, altresì, “la condotta della banca non conforme ai dettami di correttezza, al punto da rendere quantomeno irrituale la segnalazione, avendo omesso l’invio del preavviso di segnalazione alla correntista“.

Riscontrara dunque la sussistenza di entrambi i presupposti dell’azione cautelare – fumus boni iuris e periculum in mora – il Tribunale adito ha disposto la cancellazione della segnalazione a sofferenza presso la Centrale Rischi a carico della correntista ricorrente.

Raffaella Ascione