Se il defunto ha debiti verso il fisco, agli eredi non trasmetterà le sanzioni, ma solo la sorte capitale della cartella di pagamento, salvo che si rinunci all’eredità.

Purtroppo con la morte non si cancellano i debiti verso il fisco, quali sono i debiti che si trasmettono agli eredi, salvo a quelli che rinunciano all’eredità. L’unica cosa che si può fare è chiedere lo sgravio delle sanzioni eventualmente addizionate alla cartella di pagamento: tali importi, infatti, essendo collegati all’evasione del contribuente (e quindi alla persona stessa), non sono ereditabili. Ciò però vale, ad esempio, per le sanzioni derivanti dall’omessa presentazione della dichiarazione dei redditi o per le multe stradali: in quest’ultimo caso, infatti, la sanzione coincide con il debito stesso, con la conseguenza che l’importo va interamente sgravato e non dovrà essere pagato dagli eredi. In buona sostanza, le cartelle esattoriali per multe non ricadono sugli eredi. In tutti gli altri casi, se il familiare del defunto accetta l’eredità, diventa debitore verso Equitalia.

Anche l’erede con beneficio di inventario può essere destinatario della notifica di una cartella di pagamento per debiti lasciati dal defunto, ma nei suoi confronti non è possibile il pignoramento. Questo perché – come chiarito dalla Cassazione qualche giorno fa – la cartella non è un atto di esecuzione forzata. La sua notifica è volta solo a rendere definitiva la pretesa esattoriale e a renderla conoscibile al contribuente.

Il fisco può chiedere il pagamento dell’intero importo del debito anche a uno solo degli eredi, salva poi la possibilità per questi di rivalersi verso gli altri coobbligati, esigendo da loro le rispettive quote. In materia di successioni e debiti fiscali vige il cosiddetto principio della solidarietà passiva: ciò significa che Equitalia o l’Agenzia delle Entrate potranno avviare gli atti esecutivi, per l’integrale pagamento, nei confronti di un solo erede, pretendendo tutto il pagamento. Ciò vale, solo per le imposte sui redditi e non invece per un’imposta indiretta come l’imposta di registro [1]. In quest’ultimo caso, infatti, vige l’opposto principio della responsabilità pro quota: ciascuno degli eredi risponde del debito solo nei limiti della propria quota di eredità e non può essere costretto a pagare anche le quote degli altri coobbligati.

Come detto, i debiti verso il fisco si ereditano salvo due condizioni:

1) non sono sanzioni: in tal caso, gli eredi possono inoltrare, all’Agente della Riscossione (ad esempio Equitalia o, dal 1° luglio 2017, Agenzia delle Entrate-Riscossione) e all’ente creditore (ad esempio Agenzia delle Entrate) una richiesta di sgravio. Trattandosi di una istanza in autotutela, essa può essere presentata anche dopo i 60 giorni necessari per l’impugnazione dell’atto. La richiesta inviata, però, entro tale termine garantisce la possibilità di ricorrere al giudice in caso di diniego o silenzio;

  1. Gli eredi hanno rifiutato l’eredità: la rinuncia all’eredità può essere fatta entro 10 anni dall’apertura della successione. Ma se l’erede era nel possesso dei beni del defunto (ad esempio il figlio convivente), i termini si accorciano: in tal caso è necessario fare un inventario entro 3 mesi dal giorno dell’apertura della successione e, nei successivi 40 giorni, comunicare l’intenzione di rifiutare l’eredità.

Per contestare il debito con il fisco bisogna considerare la notifica della cartella. Questa, nel primo anno dopo la morte del defunto, deve essere fatta a tutti gli eredi, impersonalmente, all’ultima residenza del defunto. Dopodiché, la cartella andrà notificata a ciascun erede presso il proprio domicilio.

Un’altra possibile eccezione per ottenere la cancellazione dei debiti fiscali ereditati è verificare se, dall’ultima notifica spedita dal defunto a quella invece inviata agli eredi si sia  formata la prescrizione. Prescrizione che:

a) per i debiti Iva, Irpef, Irap, contributi camera commercio, canone Rai è di 10 anni;

b) per i debiti Imu, Tasi, Tari, multe stradali, contributi Inps e Inail è di 5 anni;

c) per bollo auto è di 3 anni.

Per quanto riguarda l’Imposta sulle successioni

Bisogna fare considerazioni diverse. Al contrario delle tasse non pagate dal defunto, l’imposta sulle successioni grava direttamente sugli eredi poiché essa scatta proprio a seguito della morte di una persona. L’Agenzia delle Entrate deve notificare l’avviso di liquidazione entro 3 anni dalla data di presentazione della dichiarazione di successione principale o da quella modificativa.

In caso di omessa dichiarazione di successione, l’Agenzia delle Entrate notifica avviso di liquidazione entro 5 anni dalla scadenza del termine.

Notificato l’avviso di liquidazione, il diritto a riscuotere l’imposta, si prescrive in 10 anni, con decorrenza:

– se non viene proposto ricorso, dalla data di notificazione dell’avviso di accertamento o di sottoscrizione dell’atto di adesione;

– in caso di ricorso, dalla data della decisione, o sentenza passata in giudicato.

Sono tenuti a pagare l’imposta sulla successione gli eredi e i legatari cui l’Agenzia delle Entrate notifica l’avviso di liquidazione. Tuttavia, finché l’eredità non è accettata, sono obbligati al pagamento anche i chiamati all’eredità che non vi hanno rinunciato che ne rispondono nei limiti dei beni ereditari di cui sono in possesso.

L’Agenzia delle Entrate può chiedere al tribunale la fissazione di un termine per l’accettazione dell’eredità.

I destinatari dell’avviso di liquidazione devono eseguire il pagamento entro 60 giorni dalla data in cui è stato notificato tramite Mod. F23 pagabile presso l’Agente per la riscossione, banche o uffici postali.

In caso di ritardato pagamento, sono dovuti gli interessi di mora nella misura del 2,5% per ogni semestre compiuto dalla scadenza.

In caso di mancato pagamento dell’imposta sulle successioni l’Agenzia delle Entrate provvede all’iscrizione a ruolo degli importi dovuti con conseguente notifica, da parte dell’Agente della riscossione della cartella di pagamento maggiorata degli interessi, della sanzione per omesso versamento e degli oneri di riscossione..

Il mancato pagamento della somma pari al 20% dell’imposta entro il termine di 60 giorni, ovvero di una delle rate entro il termine di pagamento della rata successiva, comporta la decadenza dalla rateazione e l’importo dovuto, dedotto quanto versato, è iscritto a ruolo con relative sanzioni e interessi.

note

[1] Cass. sent. n. 24624/2014.

Sintesi:

I debiti verso il fisco non ereditabili sono: 

a) multe stradali

b) sanzioni applicate sulle cartelle di pagamento;

c) tasse prescritte

d) cartelle notificate non correttamente

e) imposta di registro in misura superiore alla propria quota di eredità.