Con la circolare 84 del 5 maggio 2017, l’Inps ha fornito ulteriori chiarimenti circa gli effetti delle unioni civili tra persone dello stesso sesso e delle convivenze rispetto ad alcune prestazioni a sostegno del reddito erogate dallo stesso Istituto di previdenza.

Ma andiamo con ordine. La legge 76 del 2016 ha istituito in Italia l’unione civile tra persone dello stesso sesso quale specifica formazione sociale ai sensi degli articoli 2 e 3 della Costituzione. L’unione si costituisce mediante dichiarazione di fronte all’ufficiale di stato civile, alla presenza di due testimoni, e realizza il legame tra due persone dello stesso sesso maggiorenni ed unite stabilmente da legami affettivi di coppia e di reciproca assistenza morale e materiale, non vincolate da rapporti di parentela, affinità, adozione o matrimonio. La stessa normativa introdotta nel 2016 stabilisce che tutte le disposizioni che si riferiscono al matrimonio e tutte le disposizioni contenenti le parole “coniuge”, “coniugi” o termini equivalenti, ovunque ricorrano nelle leggi, nei regolamenti, negli atti amministrativi e nei contratti collettivi, si applicano anche a ciascuna delle parti dell’unione civile.

La coppia omosessuale potrà, quindi, godere di alcuni vantaggi legati alla eventuale posizione di lavoratore subordinato di uno dei due componenti, alla stregua del coniugato in matrimonio. Alcuni esempi? Il diritto alle detrazioni fiscali per il partner eventualmente a carico (reddito annuo inferiore ai 2.840,51 euro); la spettanza dell’assegno per il nucleo familiare e della pensione ai superstiti in caso di morte; il diritto a beneficiare dei permessi di cui alla legge 104/1992 per assistenza al partner eventualmente disabile; fino ad arrivare al congedo matrimoniale normalmente dalla durata di 15 giorni (all’interno di questo periodo la prestazione previdenziale prevista per gli operai dipendenti da aziende industriali, artigiane e cooperative consistente in un assegno a carico dell’Inps della durata di 8 giorni ora spetta anche in caso di unione civile, come chiarito proprio dalla circolare Inps 84/2017).

Un altro intervento dell’Inps (circolare n. 66 del 31 marzo 2017) aveva fornito anche prime istruzioni in merito all’incidenza delle nuove disposizioni normative sulle unioni civili rispetto agli obblighi previdenziali posti a carico degli esercenti attività d’impresa. In pratica, l’iscrizione alla gestione previdenziale di artigiani e commercianti è estesa ai coadiuvanti familiari che sono uniti civilmente al titolare, al pari di quanto è previsto per i coniugi. Ne sono esempio l’articolo 2, comma 2, numero 1 della legge 463/1959 (nell’ambito della gestione previdenziale degli artigiani), che indica “il coniuge” nell’estendere l’assicurazione previdenziale per gli artigiani ai “familiari coadiuvanti”; nonché l’articolo 2, comma 1 della legge 613/1966 che comprende il “coniuge” tra i “familiari coadiutori” obbligati all’iscrizione alla gestione dei commercianti.

Fuori da questo regime, per il momento, le convivenze di fatto, la cui normativa estende al convivente alcune tutele (in materia penitenziaria, sanitaria, abitativa), ma non introduce alcuna equiparazione allo status di coniuge né estende al convivente, per quanto di interesse, gli stessi diritti e obblighi di copertura previdenziale previsti per il familiare coadiutore.

L’ultimo intervento Inps del 5 maggio, oltre all’estensione del diritto all’assegno per congedo matrimoniale, ha chiarito alcuni principi relativi agli assegni per il nucleo familiare (Anf). Ad esempio, nel caso di figli nati precedentemente all’unione civile, nulla cambia nel caso in cui uno dei due genitori abbia la posizione tutelata di lavoratore dipendente: ai figli viene garantito in ogni caso il trattamento di famiglia su una delle due posizioni dei genitori, a nulla rilevando la successiva unione civile contratta da uno di essi. Ove si tratti di genitori separati o naturali, privi entrambi di una posizione tutelata, la successiva unione civile di uno dei due con altro soggetto – lavoratore dipendente e quindi titolare di prestazione previdenziale sostitutiva – viene garantito il diritto agli assegni familiari per i figli dell’altra parte dell’unione civile.

Infine, chiarisce l’Inps, per la misura dell’Anf e quindi per la determinazione del reddito complessivo del nucleo, è assimilabile ai nuclei familiari coniugali la sola situazione dei conviventi di fatto che abbiano stipulato il contratto di convivenza di cui al comma 50 dell’articolo 1 della legge 76/2016, qualora dal suo contenuto emerga con chiarezza l’entità dell’apporto economico di ciascuno alla vita in comune.

Nello Giannantonio – consulente del lavoro